miscellanea

G. Soldi: Biografia tratta da 'Maria Mater vitae et misericordiae', Cartei e Bianchi edizioni. Firenze, 2007.

FILIPPO ROSSI (Firenze, 1970)

Filippo Rossi " artista fiorentino che espone dal 1994 e lavora da alcuni anni anche su tematiche attinenti al sacro " dopo un periodo figurativo inizia a servirsi dell’astrazione per trasmettere le sue riflessioni. Con l’utilizzo di materiali assai diversi è riuscito in questi ultimi anni a definire meglio il ‘mezzo’ per raggiungere il ‘fine’. Grazie ad un proficuo periodo di ricerca in cui ha sperimentato materiali nuovi e realizzati chimicamente, recupera l’utilizzo di prodotti naturali come la carta, la tela juta ed il legno, riuscendo spesso a dar vita a vere ‘icone astratte’. Quello che cerca nel suo impegno è una richiesta di sosta davanti all’immagine, così che l’opera, all’inizio affascinante per colori e composizione, acquisti anche ‘senso-altro’ ad una più profonda lettura. Lavori silenziosi e asciutti, dove l’unica concessione all’opulenza è l’utilizzo dell’oro, che viene controbilanciato dalla ‘povertà’ delle altre tinte e materiali. L’analisi di due sue opere recenti (pubblicate in Cristo nell’arte europea, Electa, 2006 e Attraverso il velo. L'immagine come incontro, Ancora, Milano 2007.- entrambi di Mons. Timothy Verdon) e della pala d’altare della Cappella intende fornire una cifra interpretativa del suo operato. Un lavoro a soggetto sacro (Filippo Rossi, Trittico della Misericordia, collezione privata, 2005) richiedeva una Crocifissione. Desiderando però sottolineare con forza l’aspetto ‘misericordioso’ di tale evento, la croce risulta al contempo non invasiva ma ben visibile e palesemente riconoscibile. Il trittico - 3 pannelli di 60 x 120 cm ?" nasce, quindi, con lo scopo di illustrare l’immensa misericordia che Cristo Gesù sul Golgota dona anche al buon ladrone. La scena presenta Cristo al centro, alla cui destra (la sinistra di chi guarda) è messo il ladrone reprobo e dall’altra parte è posto il cosiddetto ‘ladrone buono’. La chiave di lettura di tutto il trittico è la singola tavola lignea, che rappresenta l’anima dell’uomo. La ruvidezza, creata da più incollature di carta e nastro, trasmette le difficoltà, le angosce, ma soprattutto il peccato che avvolge l’anima. Parimenti, la superficie levigata, o realizzata senza l’uso della carta, indica la Misericordia, la Grazia, che Dio effonde su di noi esseri umani. Il Cristo in croce è rappresentato nel pannello centrale sotto forma di ‘Veronica’ ?" Vera-Icona -, ed il centro è il suo costato, da cui scaturirono sangue e acqua, come fonte di misericordia per noi, che si espande, come l’onda, fino ad invadere i due pannelli laterali. Nel pannello di sinistra, il malfattore impenitente, è piegato su sé stesso e volge le spalle alla divina Misericordia creando il buio dentro di sé, impedendo alla luce di penetrare. La sua colpa più grande è stata quella di non fidarsi della Misericordia di Dio, disperando della sua salvezza, arrivando così a perdere ogni riferimento, smarrendo la speranza e diventando incapace di vedere la Vera luce proprio accanto a sé. Nel pannello di destra, il buon ladrone, ammettendo il suo peccato, si apre all’infinita misericordia divina che scaturisce dalla certezza della Parola del Cristo: ‘Oggi, sarai con me in Paradiso !’. . L’anima, devastata dal peccato ?" si noti che la carta ha creato dei solchi impossibili da appianare ?" è completamente immersa nei peccati. Neppure un centimetro della tavola è senza carta. Ma qui avviene il miracolo. Il ladrone, riconosce le sue miserie e sottomettendosi con la massima fiducia alla santa volontà, riceve l’immersione nell’oceano della misericordia divina che lo rende, all’istante, completamente permeato dalla luce. (Filippo Rossi, Lux in Tenebris, collezione privata, 2005) La seconda opera mostra un altro aspetto della Crocifissione. Un tabellone da muratori, abbandonato in una discarica - pur essendo molto sporco e rovinato -, presenta una fascia centrale ‘intonsa’ con un piccolo taglio, una ‘ferita’ sulla sinistra. Da qui, la decisione di usare la carta soprammessa sui bordi e dipinta con bitume nero e la resa in foglia d’oro dell’asta centrale è stato tutt’uno: il piccolo taglio ha accolto una lama di bolo armeno e così una crocifissione ‘gloriosa’, di luce, ha preso vita. La realizzazione di alcune opere per la Cappella della Maternità dell’ospedale fiorentino di Careggi ?" in particolare la pala sopra l’altare ?" conclude questo piccolo iter comunicativo. Il Crocifisso sponsale è un glorioso crocifisso che irradia con la sua grazia ogni essere umano. La sua luce irresistibile diventa guida alla Santità. Una coppia s’incammina con ferma fiducia verso il Cristo attraverso le difficoltà di questo mondo terreno. Cristo è lo sposo perfetto e la Croce è il talamo nuziale tra Cristo e l’umanità. Cristo è icona del Padre. Anche ogni coppia è icona del Padre e quindi ogni coppia è in grado, grazie alla potenza del sacramento, di amare e di amarsi gratuitamente come il Padre fa con l’umanità. Il matrimonio diventa così - in e con Cristo - sacramento dato alla coppia per essere segno visibile dell’amore che non si risparmia. Tra le ultime mostre si ricordano l’esposizione ‘Variazioni figurative’ al Palazzo Pretorio di Certaldo (Firenze) e ‘DON QUIJOTE DE LA MANCHA’ presso lo Studio D’ARS a Milano (pubblicato su FLASH ART), la collettiva alle Giubbe Rosse di Firenze e le due mostre negli States: New York ed Orlando. Alcune sue opere sono visibili presso importanti luoghi espositivi come ad esempio l’Hotel Forte Crest di Milano, sede del calcio mercato italiano ed in alcune Gallerie straniere. Scrive e collabora per diverse riviste specializzate di critica e storia dell’arte. Ha pubblicato cataloghi di diversi artisti.