miscellanea

Il Processo creativo nell'opera di Filippo Rossi. Intervento su www.disegnamo.it 

Artifex fecit: il processo creativo nell’opera di Filippo Rossi.

Immaginate per un attimo di poter descrivere i vostri lavori. Seduti ad un tavolo, con ancora la china bagnata d’inchiostro e il lucido appena finito per la nuova tavola pronta da consegnare. Immaginate di poter descrivere la vostra opera ad un caro amico, senza enfasi, ma con verità, spiegando il chiaroscuro, l’utilizzo che avete fatto dei retini, i ripassi, che pennini avete usato…immaginate di descrivere ciò che vi passava per la testa in quel momento. Immaginate di descrivervi. Ecco, di descrivervi. Ho deciso per questo mio nuovo articolo su Disegnamo.it di farvi vedere alcune mie opere e di approfondirne una. Non sono tavole di fumetti, anche se in passato ne ho disegnate parecchie. Ho parlato molte volte di altri artisti, ma adesso voglio presentarvi qualcosa di mio. Non da critico, ma da amico, da uno che parla del proprio mestiere. Mi ha sempre affascinato del lavoro artistico ‘il fare arte’. Come da niente possa nascere qualcosa: l’idea, il progetto e la sua realizzazione, e così eccomi qui a raccontare il mio lavoro. Iniziamo dai materiali. Prediligo elementi considerati da sempre ‘minori’: carta, tela juta, legno, colle. L’unica concessione è la foglio d’oro, importante elemento simbolico di grandezza e omaggio alla tradizione della mia fiorentinità. Il tutto parte da una commissione. Questo mi mette alla prova e normalmente fa scaturire tutta una serie di lavori nuovi molto interessanti. Cerco di meditare spesso il da farsi. In silenzio, con calma. Poi parte la musica. Sarà banale, ma mi piace da morire Bach. Mi metto quindi alla ricerca di materiali da scarto: vecchi pezzi di legno, croste di alberi, fili, scampoli di tele grosse e grezze e recentemente anche di scatole di cartone. Una volta trovato il materiale giusto, mi lascio affascinare dalla materia; lavoro di fantasia; percepisco superfici, odori, erosioni causate dall’uomo e dal tempo e …me ne innamoro. Allora il progetto prende corpo. Incomincio ad assemblare vari pezzi. Provo e riprovo diverse volte. Una volta trovato il giusto equilibrio lo lascio sedimentare negli occhi e nell’anima per un po’ di giorni, fino a che tutto mi si fa più chiaro e cristallino. Quindi sento subito di sapere cosa fare al momento giusto e nell’ordine giusto: tela, colle, carta, legno colore, oro, vernici finali, cere. Tutto improvvisamente acquista Senso, un senso spesso molto personale, che non voglio esporre neanche più di tanto agli altri. Chi fa arte si mette sempre a nudo. Quando tutto ha preso la giusta forma, intervengo fisicamente: taglio, uso abrasivi, la fiamma ossidrica, incido lettere, utilizzo il pirografo, strappo pezzi eccedenti…e la forma si rivela. Prendo ad esempio una mia opera: il Trittico Misericordia (3 pannelli 60 x 120 cm. Tecnica mista su legno. 2005. Coll. Privata), che può dare un po’ tutta la cifra del mio lavoro. Il quadro è stato commissionato precisamente con tematica sacra ed ecco il testo di riferimento tratto dal Vangelo di Luca al quale mi sono ispirato: 39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». 40 Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». Luca 23, 39-43 Il processo creativo che porta alla realizzazione di un opera è spesso assai più sorprendente dell’opera stessa. E questo, come ho detto sopra, mi affascina in modo sorprendente. Sono stato un pittore figurativo per diversi anni e poi alla fine degli anni Novanta ho iniziato ad usare l’astrazione per esprimere meglio i miei pensieri. Usando nel tempo materiali molto diversi non avevo ancora ben chiarito il ‘mezzo’ per raggiungere il ‘fine’. Dopo una pausa durata cinque anni ?" una delle mie ultime mostra si è svolta negli stati Uniti alla Galleria White Box ‘The Annex’ a Cheesla NY, intitolata ‘profeticamente’ ‘Alive - in cui avevo forse perduto la speranza di poter ricominciare a lavorare, mi si è presentata l’occasione di ricominciare davvero, per tutta una serie di lavori su commissione che hanno fatto emergere finalmente il sedimentato lavoro di questi cinque interminabili anni. Il quadro che sto per descrivere è forse l’esperienza artistica più produttiva di questo periodo, perché precisamente commissionato e, maggiormente, da una persona tra le più care della mia vita. Pensando alla Crocifissione, volevo però sottolineare con forza l’aspetto ‘misericordioso’ di tale evento. Volevo la croce stessa, al contempo ben visibile ma non invasiva, palesemente riconoscibile. Quello che cerco nei miei lavori, è una richiesta di sosta davanti all’immagine, così che l’opera, all’inizio affascinante per colori e composizione, acquisti anche ‘senso’ ad una più profonda lettura. Nei lavori ben riusciti, riesco a non annoiarmi anche dopo diversi anni. Voglio che i miei quadri siano silenziosi; desidero cioè che non disturbino quando non vengono guardati, ma che parlino se interrogati. L’uso di molta foglio d’oro è controbilanciato dalla ‘povertà’ delle altre tinte e materiali ?" colore scarno, tela juta a vista e carta ?" così che l’opera sembra più un prodotto filo-romanico che non pienamente ‘rococcò’. Il trittico - 3 pannelli di 60 x 120 cm ?" nasce, quindi, con lo scopo di illustrare l’immensa misericordia che Cristo Gesù sul Golgota - alla fine della sua dolorosa Passione ?" dona anche al buon ladrone. La chiave di lettura di tutto il trittico è la singola tavola, in questo caso di legno, che nei miei lavori rappresenta spesso l’anima dell’uomo. La ruvidezza, creata da più incollature di carta e nastro, trasmette le difficoltà, le angosce, ma soprattutto il peccato che avvolge l’anima. Parimenti, una superficie levigata, o realizzata senza l’uso della carta, denota la Misericordia, la Grazia, che Dio effonde su di noi esseri umani.. Abbiamo Cristo in croce, nel pannello centrale, più precisamente è rappresentato ?" sotto forma di ‘Veronica’ - il suo costato, da cui secondo il vangelo, è scaturito sangue e acqua, come fonte di misericordia per noi. La croce stessa si fa Grazia e Misericordia che si espande, come l’onda, fino ad invadere i due pannelli laterali. Nel pannello di sinistra abbiamo ben chiara la situazione del Malfattore impenitente. Rannicchiato, si piega su sé stesso volgendo le spalle alla divina misericordia, creando il buio dentro di sé, impedendo alla luce di penetrare. Nel pannello di destra, il buon ladrone, ammettendo il suo peccato, si apre all’infinita misericordia divina e immediatamente viene immerso in quell’oceano di compassione inesauribile che scaturisce dalla certezza della Parola del Cristo: ‘Oggi, sarai con me in Paradiso !’. Il passaggio, secondo me essenziale, avviene però soltanto ad una sosta più prolungata sul Trittico. Tenendo fermo il concetto primario della rappresentazione ?" che cioè la tavola rappresenta l’anima ed i suoi rilievi il peccato -, notiamo che il ladrone di sinistra, probabilmente non era così ‘cattivo’. La superficie è abbastanza piana, non molto in rilievo e non occupa tutta la tavola. Tuttavia è scura, marrone tendente al cuoio. Un colore impastato di fanghiglia, di mota sporca, che non permette infiltrazioni di luce, ma comunque limitata. La sua colpa più grande è stata quella di non fidarsi della Misericordia di Dio, disperando della sua salvezza, arrivando così a perdere ogni riferimento, smarrendo la speranza e diventando incapace di vedere la Vera luce proprio accanto a sé. La situazione si ribalta completamente nel pannello di destra. L’anima, devastata dal peccato ?" si noti che la carta ha creato dei solchi impossibili da appianare ?" è completamente immersa nei peccati. Neppure un centimetro della tavola è senza carta. Ma qui avviene il miracolo. Il ladrone, riconosce il suo peccato e sottomettendosi con la massima fiducia alla santa volontà, riceve letteralmente l’immersione nell’oceano della misericordia divina che lo rende, all’istante, completamente permeato dalla luce. Il procedimento tecnico che seguo, si ripete un po’ similmente per tutti i miei lavori. Normalmente non mi preoccupo troppo del contesto dove sarà inserita l’opera. In questo caso, essendo pervenuta una esplicita richiesta, ho dovuto tener conto della forte geometria della stanza e dei toni caldi e ruvidi circostanti. Cerco di figurarmi attraverso più schizzi, l’opera finita, così da aver ben chiare le misure del trittico o del singolo pannello. Poi, individuato le parti da rendere con l’oro, stendo su di esse uno strato di bolo armeno o di terra di Siena bruciata con vermiglione. Cerco di essere abbastanza regolare nella stesura, poiché l’oro, che simboleggia la misericordia, deve risultare più levigato possibile. Si procede poi alla stesura della carta che, preventivamente bagnata e strizzata, viene stesa con un largo pennello imbevuto di colla vinilica. Non mi preoccupo se questa passa sopra il bolo. Lascio asciugare bene, minimo tre giorni. Successivamente, controllo strappature e tagli derivanti dalle incollature e se tutto risulta a posto procedo con la colorazione, attraverso spugnature o panni inumiditi nel colore. Evito di macchiare il bolo. Lascio asciugare qualche giorno e controllo con ritocchi le varie sfumature che voglio ottenere. Se tutto è come previsto, procedo alla fase della laccatura. Utilizzo una lacca protettiva abbastanza resistente che ha però tempi d’asciugatura molto brevi. Ciò mi permette di ri-intervenire successivamente sul colore, qualora lo desideri. Finalmente si stende sulle zone coperte solo dal bolo armeno la colla a ‘missione’ e si procede con la stesura della foglia d’oro. Alla fine si passa una mano di lacca su tutto il quadro. Per finire, se l’opera deve essere leggermente di una tonalità calda, passo ?" escludendo tassativamente le zone coperte con la foglia d’oro - un leggerissimo strato di bitume o cera ambra per mobili, che dopo una mezz’ora viene tolta. Il quadro è quindi lucidato più volte con un panno pulito di lana e pronto per l’incorniciatura. In questo caso la cornice è un finissimo listello di noce nazionale, per non ostacolare, anche simbolicamente, il profondersi della Misericordia anche al di là del quadro. Potete vedere diverse mie opere sul sito www.artfree.it, ed in fin dei conti, questo è quanto. Durante tutto questo processo, rielaboro, penso, e immagino costantemente come potrebbe apparire l’opera finita e con mia grande sorpresa mi accorgo che quasi sempre, fortunatamente, qualcosa sfugge al controllo e l’opera acquista in questo modo una sua personalità indipendente.