miscellanea

Filippo Rossi da: 'Il catechismo della carne. Corporeità e arte cristiana', di Timothy Verdon, ed. Cantagalli 2009, pp. 26-27 fig. 12.

… “All'interno di questa situazione di sfiducia vi sono tuttavia dei segni di ripresa - o, meglio, di nuova partenza. Come nei secoli IV-VI il rifiuto dell'arte pagana portò a un modo diverso di concepire il corpo - meno sen­suale, più come segno di realtà spirituali - così oggi l'abbandono del "corpo scontato" della tradizione accademica sta aprendo la via a soluzioni di no­tevole interesse. Tra queste, la più estrema è forse la riduzione del corpo a segno nell'ambito del cristiano linguaggio dei segni, in quelle che il pittore Filippo Rossi chiama "icone astratte": esempio affascinante è la Crocifissione sponsale eseguita da Rossi come pala d'altare per la nuova cappella del re­parto maternità di un ospedale fiorentino (fig. 12). Appena oltre la mensa eucaristica, il dipinto fa vedere una grande croce con due elementi verticali davanti ad essa, allusivi a un uomo e a una donna; articolati nello stesso colo­re oro e con un assetto formale analogo al segno cruciforme, questi sembra­no frammenti della croce o estensioni della sua logica - come nella lettera agli Efesini la vita della coppia sposata viene avvicinata al "mistero grande" dell'offerta del suo corpo per la sposa Chiesa compiuta da Cristo su Golgotha(cfr. Ef 5,25-32).

La scelta del non-figurativo - inaspettata in una cappella destinata ad ac­cogliere mamme e babbi prima e dopo la nascita dei bimbi - va compresa in questa chiave teologica. Rossi ha voluto cioè condurre oltre ogni specificità individualistica verso un orizzonte universale, invitando i genitori a rendersi conto che, con la venuta al mondo del figlio, la loro vita diventa quella di ogni coppia umana mai esistita - una vita di cui la fatica condivisa a favore dei figli ha senso in rapporto alla croce di Cristo. L'assenza del corpo visibile nel dipinto non ne indebolisce la carica comunicativa - anzi la potenzia, dal momento che l'immagine è vista in rapporto all'altare eucaristico, dove un corpo non visibile ma realmente presente comunica e fa comunione. La visibilità non è poi l'unica modalità di presenza corporea - vi è anche il tat­to, e nell'opera di Rossi una sapiente elaborazione materica della superficie allude a questa corporeità vissuta. Nel nostro tempo anestetizzato al corpo visibile, l'impatto tattile suscita forse meglio la consapevolezza corporea a cui il dipinto e la cappella vogliono orientare; gran parte dell'esperienza che si apre davanti ai neo-genitori avrà a che fare non con una determinata for­ma corporea vista e conosciuta ma con la carne del bambino accarezzata e baciata, lavata, asciugata, vestita, avvicinata al calore della propria carne.

Non esiste catechismo della carne più istruttivo, infatti, che la cura di un neonato.

Infatti non solo il figurativo tradizionale ma anche questo tipo di figura­zione astratta può accompagnare il cammino interiore dei cristiani. Cristo stesso, pur nella concretezza del corpo assunto da Maria, non esitò a pre­sentarsi in termini lontani da ogni possibilità figurativa, identificandosi come "via" "verità" "vita" "risurrezione" e "luce" degli uomini. Così l'arte che si riferi­sce a Cristo, Verbo incarnato del Padre, può benissimo rivestire di forma e co­lore anche le parole più astratte del Salvatore, soprattutto per incentivare alla preghiera dove ognuno è chiamato ad andare oltre le conoscenze sensorie, e massimamente per accompagnare la preghiera liturgica, dove il carattere segnico dei riti invita a non soffermarsi sull'aspetto esteriore delle cose”…