miscellanea

Riccardo Bigi: Filippo Rossi 'La gratitudine per una chiamata inattesa'.
Toscana Oggi, 26 novembre 2009.

Filippo Rossi: «La gratitudine per una chiamata inattesa»

«E' una missione importante, e una grande responsabilità quella che il Papa ci ha affidato come artisti: portare speranza in un mondo che ne ha sempre più bisogno». Filippo Rossi, pittore e storico dell’arte fiorentino, era il più giovane tra gli artisti presenti allo storico incontro di sabato scorso nella Cappella Sistina. «Una grande occasione, per me, e anche una bellissima sorpresa: ho avvertito il senso di una chiamata personale, il coronamento di un percorso di espressione del sacro attraverso l’arte che sto portando avanti da diversi anni».

La cosa che lo ha colpito, però, è stato il vedere il suo stesso senso di gratitudine, di sorpresa per questo invito anche in artisti più affermati di lui: «C’erano intorno a me i più grandi nomi dell’arte contemporanea, felicissimi del fatto che la Chiesa si rivolga a loro: l’aria che si respirava era quella di una disponibilità sincera a mettersi a disposizione, di lavorare insieme». Una voglia di «aprirsi al sacro» che ha contagiato anche tante persone lontane da percorsi di fede: artisti che hanno riconosciuto il valore dell’appello che il Papa ha rivolto loro.

L’«arrivederci» finale con cui (come già aveva fatto Paolo VI) il Papa ha chiuso il suo discorso non è parso quindi un gesto formale: «Ravasi ci ha già dato alcune indicazioni concrete in questo senso - spiega Filippo Rossi - a partire da una presenza della Chiesa alla prossima Biennale di Venezia».

Ci sono i presupposti, quindi, per riprendere un cammino comune tra arte e fede? «Sicuramente - afferma Rossi - anche perché sia Ravasi che il Papa sono stati molto sinceri nell’ammettere che a un certo punto c’è stata una frattura, e che è utile e necessario per il bene di tutti ricomporla». Proprio la Chiesa, però, spesso guarda con diffidenza verso l’arte contemporanea... «In parte è vero - riconosce Rossi - c’è l’idea ad esempio che l’arte astratta non sia adatta ad esprimere contenuti religiosi. Io invece, che vengo da una formazione di arte figurativa, ho preso la strada dell’astrattismo con la convinzione che l’arte astratta ha tanti strumenti (simboli, immagini archetipe...) per eprimere un messaggio che può essere anche, come nel mio caso, un messaggio di fede». Anzi: l’arte astratta costringe l’autore a mettersi in gioco, a spiegare il sigificato della propria opera che può essere non immediatamente percepibile da chi la osserva. L’importante è che, come ha detto il Papa, anche nella raffigurazione del dramma o del dolore ci sia uno sguardo al mistero, uno spiraglio di speranza. D’altra parte, ricorda Rossi, anche la prima arte cristiana non era figurativa ma fatta di simboli: immagini che, proprio per la loro forza evocativa, ancora oggi ci parlano.

Chi volesse sapere qualcosa di più di questo giovane artista fiorentino e delle sue opere può consultare il sito www.filipporossi.info

R. B.