miscellanea

Filippo Rossi : una spiritualità senza figurazione (o rappresentazione) di Jérôme Cottin Professore, facoltà di teologia protestante dell’Università di Strasburgo

Filippo Rossi è uno dei pochi artisti in Italia, a concentrarsi su due temi che sembrano a molti contraddittorie: da un lato l’"arte sacra", o più precisamente l'arte in contesto cristiano; d'altro canto, l’arte astratta, o più precisamente "non figurativa" (arte che invece è molto concreto, perché mette in evidenza le forme e i materiali). Questi due temi sono pero fatte per andare insieme, per rinforzarsi reciprocamente: l'arte del’900 nei paesi occidentali ha dimostrato che la dimensione del sacro è stata indossata principalmente dai artisti della non-figurazione (Barnett Newman, Mark Rothko, Ad Reinhard in USA ; Alfred Manessier in Francia ; Eduardo Chillida in Spagna ; la maggior parte degli artisti contemporanei aperti alla dimensione del sacro in Germania, Svizzera ecc.) In Italia, l’"arte sacra" significa soprattutto l'arte dei grandi periodi dell’arte cristiana: medievale, rinascimentale e barocca. Si considera che con la modernità estetica dell'inizio del ‘900, l’arte - perché si emancipa dei cannoni figurativi e dell'estetica dei secoli precedenti - non è più sacro, divenne secolare. Grande errore che questa interpretazione! Quasi tutti i grandi maestri e inventori del "arte astratta" fin dall'inizio del ‘900, furono artisti spirituali: Kasimir Malevich, Wassily Kandinsky, Aleweij Jawlensky erano molto influenzati dall'ortodossia orientale e l'arte delle icone, Franz Marc voleva intraprendere studi in teologia cattolica, Piet Mondrian era cresciuto in un ambiente calvinista rigoroso; ha vissuto la sua vita artistica come un monaco, cercando l’assoluto e vivendo in una austerità la più estrema. Naturalmente, si tratta di una dimensione del sacro che va oltre gli unici (soliti ?) riferimenti cristiani ; ma questo non sarebbe un vantaggio oggi, in un contesto internazionale dove cerchiamo dei luoghi di dialogo e incontri tra le religioni e le diverse sensibilità religiose? Ansi, si potrebbe sostenere la tesi inversa : l’arte contemporanea ha ritrovata la sua vera dimensione sacra quando si è liberata dal peso della rappresentazione in generale, dell'iconografia cristiana in particolare. Philippo Rossi esprime attraverso la sua arte una dimensione del sacro compatibile con il cristianesimo, ma che non si riduce ad esserene l'illustrazione o il servo (l’arte come ancilla teologiae). Meglio, lui lavora sulle nozioni di metafora, del segno allusivo, della traccia. La croce è uno dei suoi motivi privilegiati (come da artisti famosi del ‘900, per esempio il catalano Antoni Tàpies o il tedesco Joseph Beuys). Ma una croce che ha un senso più ampio che quello della morte e risurrezione di Cristo. Allo stesso modo, Rossi lavora con materiali contraddittorie che sono da un lato l’oro, materiale prezioso, et dall’altro, materiali comuni e banali : il legno, il tessuto, la tela ‘de jute”: il contrasto tra questi materiali sono come una metafora per parlare della differenza tra Dio e gli esseri umani, vale a dire la grandezza infinita del divino che dialoga con un uomo debole e imperfetto. Penso ad esempio ad opere come Lux in Tenebris (2005) in cui Rossi mette in valore le diverse specie e striature del legno come una metafora della luce che brilla nelle tenebre ; o il Magnificat (2008) dove la foglia d'oro esprime questa spiritualità in un trittico: un semicerchio pieno che, nell'altezza del tavolo, simboleggia Dio, in relazione con un semicerchio costituto da numeri pezzi d'oro sparpagliate, che rappresenta l'umanità, nel suo numero e la sua diversità. Un' arte della non figurazione aiuta l'occhio a concentrarsi sulle forme e i materiali, e quindi permette l'arte a compire la sua funzione primaria, che è il mettere in evidenza e in valore il potere estetico della materia, per la gioia dei sensi. A questo sviluppo estetico corrisponde una verità teologica: non mostrando nessuna forma umana o identificabile a un oggetto naturale o fabbricato dell’uomo, l'arte della non rappresentazione rispetta il divieto biblico della rappresentazione : gli esseri umani non devono rappresentare Dio (Ex 20:1-4; Dt 5, 6-9). È pertanto un'arte fondamentalmente biblica : Ci aiuta ad avvicinarci dal mistero di un Dio che è dilà di qualsiasi immagine, qualsiasi rappresentazione o figurazione. Jérôme Cottin Professore, facoltà di teologia protestante dell’Università di Strasburgo